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Il problema della giustizia dal punto di vista del diritto consiste principalmente nel chiedersi se gli istituti giuridici vigenti in un dato tempo e in una data societa siano giustificati dinanzi alla ragione o, in altre parole, nel chiedersi se cio che nel diritto e, cosi deve essere o non potrebbe essere diverso, per il maggior bene di tutti. D�altra parte il domandarsi la ragione giustificativa delle forme del diritto, e quindi ricercare il giusto pone l�esigenza dello stabilire un principio universale per fissare un criterio generale di che cosa e il giusto. Da secoli questo problema ha affaticato le menti di filosofi e giuristi, a cominciare dai sofisti greci, per i quali la giustizia era quella realizzata da colui al quale la natura ha donato la forza, e da Socrate che riteneva che il giusto, nascosto nel fondo dell�anima umana, era da scoprirsi mediante la dialettica (maieutica).

Platone riteneva invece che la giustizia potesse discendere soltanto dalla organizzazione dello stato perfetto, governato da una classe di reggitori sapienti, difeso da una classe di guerrieri, gli uni incarnazione della sapienza, gli altri del coraggio. Per Aristotele, il giusto consisteva nel piu equilibrato svolgimento delle umane facolta, e la giustizia segnava il posto che ciascuno deve tenere nella societa e nello stato. I cinici e gli stoici, con il loro pessimismo, attribuivano poco credito alle istituzioni degli uomini e quindi alla giustizia intesa come prodotto degli stessi, in quanto soverchiati dal principio di casualita che governa il mondo.